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DIDO FONTANA, STAY STRONG (Z)
Press release


  • Untitled, 2015, polittico, nr. 7 C-print, 106 x 91 cm, Unique 1/1

  • Untitled, 2013, C-print, 100 x 70 cm, ed. 1/3

  • Untitled, 2013, C-print, 150 x 100 cm, ed. 1/1

  • Untitled, 2008, C-print, 150 x 100 cm, ed. 1/2

  • Untitled, 2013, C-print, 100 x 70 cm, ed. 1/3

  • Untitled, 2013, C-print, 100 x 70 cm, ed. 1/3

  • Untitled, 2015, C-print, 70 x 50 cm

  • Installation view, 'Untitled', 2013-15, C-print, 70 x 50 cm each, Stay Strong (Z), Boccanera Gallery

  • Untitled, 2015, video installation, slideshow loop, 8’41”, nr 1 poster blue back paper, variable dimensions, ed. 1/3

  • Palestra, Exhibition view, 2015, Stay Strong (Z), Boccanera Gallery

  • Palestra, Exhibition view, 2015, Stay Strong (Z), Boccanera Gallery

  • Palestra, Exhibition view, 2015, Stay Strong (Z), Boccanera Gallery

  • Palestra, Exhibition view, 2015, Stay Strong (Z), Boccanera Gallery

  • Untitled, 2008-13, Polaroid, Unique 1/1

Dido Fontana, Stay Strong (Z)

Party di fine mostra 18 luglio 2015  dalle ore 21.00
Finissage party on Saturday, July 18th, from 9 pm 
Special guest dj Butch Mad

15 maggio - 18 luglio 2015 | May 15 - July 18, 2015


(for the english version, please scroll down)

Boccanera Gallery ha il piacere di presentare la mostra personale di Dido Fontana. L'esposizione si propone di fare il punto sulla produzione recente del fotografo inseguendo le partecipazioni a progetti collettivi e personali in Europa e negli Stati Uniti e sovrapponendole alle commissioni ottenute dal mondo della moda, della comunicazione e dell'editoria. Si tratta complessivamente di una produzione molto ampia in cui i due ambiti, quello più specificatamente creativo e quello commerciale, si confondono lasciando emergere una creatività onnivora ed una spiccata personalità fotografica, sia per quanto riguarda l’interpretazione del mezzo che per la definizione del soggetto. 

Il percorso espositivo accoglie il visitatore nel contesto culturale e visivo che nutre la ricerca di Dido Fontana. Un allestimento pantagruelico che rimanda ad un piacere sovrabbondante e libero. Da un punto di vista storico, con la libertà di mutuare un neologismo dalla generazione dei sessantottini, è evidente che le basi siano salde in quello che può essere definito l’ottantinismo. Un riferimento che a trent'anni di distanza sveste i panni di una controrivoluzione di passaggio, per apparire come un modello esperienziale che si nutre di libertà ed elimina nel flusso disinteressato e caotico perbenismo, massimalismi, ideologie e forma. La prima sala è dunque uno spaccato del circo umano fatto di muscoli, travestitismo, palestre, striptease e profanazioni. Una ricerca dell'identità che sfugge gioiosamente ad ogni centralità e si alimenta di parrucche, scorie e improvvisazioni e che ha i suoi miti in personaggi come Arnold Schwarzenegger, culturista, attore e politico; il frullatore, adrenalinico, vitaminico, salutista; o Dido Fontana stesso, santone, pagliaccio e re. Come icone pagane i nuovi miti generano una serie di epigoni che del mito stesso raccolgono l'ambito più ironico. Il risultato è una forma di provincializzazione del mondo, evocata anche nel titolo, che più che abbassare il tono complessivo, popolarizzandolo, prende le forme  dell'esercizio stesso costruendo così un monumento all'ironia, al gioco e suggerendo un sano esercizio di misura della realtà e, paradossalmente, di equilibrata relazione con la stessa.
L'invito a fare i conti con bassezze e altezze di spirito poste sullo stesso livello di moralità si ritrova nelle grandi stampe delle sale successive. In questi scatti, anche grazie ad un dispositivo espositivo più tradizionale è possibile provare a decifrare con maggiore attenzione questioni più propriamente tecniche. Da un punto di vista strettamente stilistico gli scatti di Dido Fontana sono antimanualistici: esposizione, asse dell'inquadratura, uso del flash: tutto o quasi tutto è sbagliato e, quando è giusto, lo è per sbaglio. Una casualità voluta che ricorda l'uso altrettanto improprio della pittura da parte delle avanguardie del Primo Novecento, e raccorda la fotografia di Dido Fontana al modo spontaneo e improvvisato della maggior parte delle foto che attraversano quotidianamente social network e chat di messaggistica.
Il rifiuto del virtuosismo fotografico smonta ogni tentativo di sublimazione fotografica a favore dell'esaltazione della presenza, un tentativo anti-retorico che smonta le forme stesse dell'istituzione culturale e le richiama il visitatore, ancora una volta, ad un maggiore senso di realtà e di promiscuità. In linea con lo stesso pensiero, Dido Fontana per la scelta dei suoi soggetti, al netto delle esperienze professionali, si appoggia sulla stessa libera volontà di farsi indagare dalla macchina fotografica. Sempre alla ricerca di scatti, esaurite le cerchie degli amici lancia delle call per prestarsi spontaneamente all’obbiettivo. A quel punto nasce uno scambio che si concretizza in una serie di scatti ambientati negli spazi del quotidiano di chi si propone per essere fotografato.
Infine, approfittando dell'occasione data dalla mostra è il caso di chiudere con alcuni dei riferimenti culturali che aiutano ad inquadrare ulteriormente la pratica di Dido Fontana. Si è già detto della citazione indiretta della libertà con cui le prime avanguardie trattano la tradizione della pittura: scrittura automatica, disegni infantili, ready made, sono tutti con diversi gradienti assorbiti da Dido Fontana. Bisogna poi citare alcuni grandi fotografi irregolari. Fra questi: Hans Bellmer, fotografo, artista e bambolaio; Carlo Mollino, architetto, artista e libertino; Leigh Ledare, fotografa, artista e paziente; Bettina Rheims, fotografa, artista e ora milionaria; Larry Clark, tossicodipendente, fotografo e regista, Juergen Teller, fotografo di moda e tifoso di calcio e Richard Prince, retro-fotografo, artista e appropriazionista.
(dal testo "Stay Strong (Z)" di Denis Isaia).

Dido Fontana, fotografo. Nasce a Mezzolombardo il 29 giugno del ’71. Vive in Trentino a Borgo Valsugana a un passo dal Fiume Brenta e lavora nel mondo. Non ritocca le foto perchè dice che la realtà è di per sè troppo interessante. Il suo stile è stato definito antifashion e neobarocco


(english version)

The Boccanera Gallery is pleased to present a solo show by Dido Fontana. The aim is to sum up the photographer's recent work by looking back over his solo and group shows in Europe and America, and by juxtaposing them with the commissions he has been given by the world of fashion, communications, and publishing. This is, overall, a wide-ranging production in which two areas, specifically those of creation and commerce, have melded together to allow the emergence of an omnivorous creativity and a strong photographic personality, both with regards to the interpretation of his means and for the definition of his subjects.

The exhibition layout at once plunges the visitor into the cultural and visual context that nourishes Dido Fontana's work. A Pantagruelian installation that in itself alludes to overflowing and liberated pleasure. From a historical point of view, to use a neologism of the 1960s generation it is obvious that what we might call nineteen-eighties-ism has a very solid basis. After thirty years this period no longer has the look of a passing counter-revolution but appears an experiential model nourished by freedom and that, in its disinterested and chaotic flow, eliminated self-righteousness, radical ideologies, and form. So the first room is a cross-section of the human circus consisting of muscles, cross-dressing, gyms, striptease, and profanation. A search for identity that joyously evades any kind of centrality, one that feeds on wigs, dregs, and improvisations and that finds its myths in such personalities as Arnold Schwarzenegger, a bodybuilder, actor, and politician; in blenders, adrenaline, vitamins, health; or Dido Fontana himself, a guru, clown, king. The new myths have generated, like pagan icons, a series of imitators who derive the most ironical aspects from the myths themselves. The outcome, evoked by the title, is a kind of provincialisation of the world that, more than lowering the overall tone by popularising it, takes the form of the undertaking itself to construct a monument to irony and playfulness, one that suggests a sane measuring of reality and, paradoxically, of balancing its relationship with it.

The invitation to deal with the upper and lower limits of the spirit, which are placed on the same level of morality, is to be found in the large prints in the next room. In these photos, also as a result of a more traditional exhibition layout, it is possible to try to decipher with greater attention these, more technical, questions. From a strictly stylistic point of view, Dido Fontana's shots are "incorrect": exposure, framing, the use of the flashlight are all, or almost all, wrong and, when they are right, it is by mistake. This willed haphazardness is reminiscent of the equally incorrect use of painting by part of the avant-garde at the beginning of the twentieth century, and also links Dido Fontana's photography to the spontaneous and improvised look of most of the photos that are to be found daily on social networks and chat lines.
This rejection of any kind of photographic virtuosity removes any temptation for photographic sublimation and replaces it with a hymn to the present. This is an anti-rhetorical attempt to dismantle the very forms of cultural impositions and calls the visitors to once more have a greater sense of reality and promiscuity. In line with this way of thinking, in his choice of subjects, who are not professionals, Dido Fontana also gives the camera its own freedom to investigate himself. In his search for new shots, and having used up his circle of friends, he has made a call for the spontaneous appearances of others in front of the camera. At his point an interchange comes about that is concretised in a series of photos set in the areas of daily life of those who wish to be photographed.
Finally, to exploit the occasion offered by this show, it is only right to finish with some cultural references that will help us to focus further on Dido Fontana's work. I have already spoken of the indirect references to the freedom with which the first avant-gardes treated the painting tradition: automatic writing, childlike drawing, and ready-mades have all been absorbed in one way or another by Dido Fontana. But it is also necessary to mention some other great irregular photographers. Among them are Hans Bellmer, photographer, artist, and doll maker; Carlo Mollino, architect, artist, and libertine; Leigh Ledare, photographer, artist, and patient; Bettina Rheims, photographer, artist, and now millionaire; Juergen Teller fashion photographer and soccer enthusiast; and Larry Clark, drug addict.
(from the text "Stay Strong (Z)" by Denis Isaia)

Dido Fontana is an Italian photographer, born in Mezzolombardo in June 29th, 1971. He lives in Borgo Valsugana, a small village next to the Brenta river in Trentino, Italy and he works around the world. He does not retouch his photos because, as he's used to say, reality itself is even too interesting. His style has been defined anti-fashion and neo-baroque.