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(RE)CONSTRUCTION OF THE PRESENCE: PART 2, BOCCANERA T GALLERY
Press release


  • Filip Dvořák, “CDF21122012”, Full HD video, 1’57’’

  • (Re)construction of the Presence: Part 2. Young Czech Artists, Max Dvořák, Jozef Mrva, Michal Drozen, Iva Polanecká, Installation view, Galleria Temporanea Boccanera, via Ventura 6, Milano

  • (Re)construction of the Presence: Part 2. Young Czech Artists, Iva Polanecká, Filip Dvořák, Installation view, Galleria Temporanea Boccanera, via Ventura 6, Milano

  • (Re)construction of the Presence: Part 2. Young Czech Artists, Filip Dvořák, Adéla Waldhauserová, Štěpánka Sigmundová, Installation view, Galleria Temporanea Boccanera, via Ventura 6, Milano

  • (Re)construction of the Presence: Part 2. Young Czech Artists, Iva Polanecká, Filip Dvořák, Adéla Waldhauserová, Štěpánka Sigmundová, Max Dvořák, Installation view, Galleria Temporanea Boccanera, via Ventura 6, Milano

  • Štěpánka Sigmundová, Dinornis/mládě from series National Museum I., 2013, inkjet print, 76 x 56 cm

  • Štěpánka Sigmundová, Elephant, Giraffe and Razorback 1 from series National Museum I., 2013, contact copy of negative film, 10,5 x 6,5 cm

  • Adéla Waldhauserová, Souvenirs (1), from series Landscape as object of photography, 2015, lightjet print, 10 x 15 cm

  • Adéla Waldhauserová, Souvenirs (2), from series Landscape as object of photography, 2015, lightjet print, 10 x 15 cm

  • Adéla Waldhauserová, Souvenirs (3), from series Landscape as object of photography, 2015, lightjet print, 10 x 15 cm

  • Adéla Waldhauserová, Garden, from series Landscape as object of photography, 2015, foam, photos, 27 x 10 x 10 cm

  • Adéla Waldhauserová, Untitled landscape, from series Landscape as object of photography, 2015, inkjet print, 50 x 70 cm

  • Filip Dvořák, By Hand, 2015, oil and acrylic on canvas, 30 x 40 cm

  • Filip Dvořák, Untitled from series Lush bathbomb, 2015, Lush bathbomb and fixative on canvas, 30 x 40 cm

  • Iva Polanecká, Imaginary landscapes, 2014, c-print, 4-channel sounds loop, 560 x 65 cm, 10’

  • Michal Drozen, IN FRONT OF THE CLUB, 2015, oil on canvas, 100 x 200 cm

  • Jozef Mrva, Untitled (Bat head), from series Masks, 2012, cardboard, 70 x 50 x 40 cm

  • Max Dvořák, COLD CASE I., 2014, c-print, 45 x 30 cm

  • Max Dvořák, COLD CASE I., 2014, c-print, 45 x 30 cm

(Re)construction of the Presence: Part 2. Young Czech Artists.
Boccanera T Gallery, Via Ventura 6, Milano - IT


Artisti | Artists: Michal Drozen, Filip Dvořák, Max Dvořák, Jozef Mrva, Iva Polanecká, Štěpánka Sigmundová, Adéla Waldhauserová

Inaugurazione mercoledì 16 marzo h 19.00 | Opening on Wednesday 16th March, 2016 h 7.00 pm

16 marzo - 8 aprile 2016 | March 16 - April 8, 2016

Orari di apertura dalle ore 15 alle ore 19 nei seguenti giorni | Opening times from h 3.00 pm to 7.00 pm on these days:
18 - 19 marzo | March 18 - 19
24 - 25 - 26 marzo | March 24 - 25 - 26
1 - 2 - 3 aprile | April 1 - 2 - 3
7 - 8 aprile | April 7 - 8


Negli altri giorni si visita la mostra solo su appuntamento | During other days visits are by appointment only, limited opening times and days


Opere della mostra a Milano e a Trento | Works of the show in Milano and in Trento: (Re)construction of the Presence: Part 1 and Part 2
 

(for the english version, please scroll down)

Boccanera T Gallery in via Ventura 6 a Milano inaugura la mostra "(Re)construction of the Presence: Part 2”. Saranno esposte sette opere dei sette giovani artisti della Repubblica Ceca gia` presenti a Boccanera Gallery con l`esposizione "(Re)construction of the Presence” inaugurata lo scorso gennaio 2016 a Trento.

Le comunicazioni, la possibilità di essere ovunque in qualsiasi momento, il mondo intero a portata di mano. Questa è la realtà quotidiana della nuova generazione di artisti della Repubblica Ceca. E questi sono anche gli elementi di collegamento della mostra “(Re)construction of the Presence: Part 2”. Tutti gli artisti che vi partecipano sono nati negli anni 1988 (Jozef Mrva), 1989 (Michal Drozen) e 1990 (Filip Dvořák, Max Dvořák, Iva Polanecká, Štěpánka Sigmundová, Adéla Waldhauserová), quindi sono cresciuti in una società ormai pienamente democratica, successiva al crollo del blocco orientale. Non stupisce quindi che la loro produzione artistica sia assolutamente paragonabile alle creazioni più attuali dell’arte contemporanea internazionale. Possiamo osservare non solo un ritorno a media tradizionali quali il disegno e la pittura, ma anche l’utilizzo di fotografie, video e suoni. L’apertura della società contemporanea ha improntato anche l’approccio stesso alla creazione. Uno degli elementi fondamentali è infatti la creazione di “ponti” tra la galleria, un altro spazio (reale o fittizio) e un altro tempo. Grazie a queste trasposizioni immaginarie, nelle opere qui presentate troviamo una critica della società spersonalizzata dell’era informatica tanto quanto la possibilità di riscoprire i principi basati sulla storia dell’arte e di riesaminarli alla luce delle nuove domande che rispecchiano l’attuale visione del mondo. Alla mostra verranno presentati sette giovani artisti selezionati dal curatore Jan Vitek per il loro approccio innovativo e per le grandi possibilità di ulteriore crescita futura delle loro opere, non solo nell’ambito della Repubblica Ceca ma anche e soprattutto in un contesto mondiale.

Che i ricordi personali del singolo possano diventare parte della coscienza collettiva ci viene dimostrato dal lavoro di Štěpánka Sigmundová. Le sue testimonianze di vita quotidiana registrate nell’arco di vari anni per mezzo di fotografie (al momento attuale più di 20.000) ma anche la raccolta di souvenir fisici diventano la sua “memoria esterna” immaginaria. Il suo lavoro è caratterizzato da un’azione a lungo termine di osservazione e di classificazione dei fenomeni, e non manca nemmeno un marcato aspetto visivo, grazie al quale le singole parti diventano simboli sostitutivi di luoghi e di situazioni nelle quali ciascuno di noi si può proiettare. Le sue installazioni diventano così il simulacro di ogni spettatore. Di contro a  questo ritratto onnicomprensivo del mondo si pongono le opere di Michal Drozen, il cui interesse a lungo raggio è costituito dalla raffigurazione di se stesso. Per mezzo di questa tecnica pittorica classica l’autore tematizza l’incessante ricerca dell’essere. Questo  tema classico è ancora più attuale nel contesto dell’odierna stilizzazione quotidiana nell’ambiente dei social networks. Nei suoi quadri l’autore rispecchia il modo in cui, nella società odierna, le persone si autodefiniscono su internet. Anche Filip Dvořák si muove nell’ambito della pittura, ma spesso passa dalla dimensione superficiale al 3D e nelle sue videoperformance si sforza di immedesimarsi in ruoli diversi. È affascinato dalla storia dell’arte, specialmente dal Romanticismo. Opera una trasformazione di questo suo interesse per poi ripresentarlo nel linguaggio artistico contemporaneo. Nelle sue opere possiamo quindi trovare grandi temi quali la verità, la sensualità, la sincerità, la bellezza o la nobiltà, cose che al giorno d’oggi compaiono raramente nell’arte figurativa e che forse non vediamo nemmeno nella vità quotidiana. Così come Filip Dvořák, anche Jozef Mrva cita nel suo lavoro la storia dell’arte. Esamina, distrugge e ricostruisce i modi di creazione modernistici da un nuovo punto di vista e in un nuovo contesto. Il suo stile “crudo” affonda le radici nella filosofia, nella musica e nella cultura underground. Mrva non teme neanche i grandi gesti e le opinioni politiche. Lavora con mezzi artistici tradizionali ma anche con il mondo dei computer, sia in termini di tematica che di materiale del XXI secolo. Adéla Waldhauserová si occupa di fotografia, sfrutta non solo la possibilità di fissare immediatamente l’immagine nella fotografia ma lavora anche con la materia fisica della fotografia-oggetto. Intervenendo fisicamente nella foto distrugge il modo narrativo di leggere le immagini. Conferisce loro nuovi significati, che si riferiscono per esempio a tematiche sociali o che affrontano i temi attuali della migrazione. Un forte legame con la natura e con l’ambiente vitale è presente anche nel lavoro di Iva Polanecká. Quest’artista utilizza installazioni multimediali e video, ma il suo lavoro è associato principalmente al suono. Per mezzo delle sue opere d’arte aiuta a scoprire fenomeni che normalmente non vengono visti né percepiti. La sua “specialità” è la creazione di situazioni, non solo nelle gallerie ma anche all’esterno e negli spazi pubblici. Queste attività si svolgono per lo più sotto forma di percorsi accompagnati da guide audio preparate dall’autrice e prestate ai partecipanti. Vi possiamo scorgere il suo interesse per la ricerca dell’equilibrio, per la meditazione e per la natura spirituale dell’uomo. Un diverso modo di lavorare è quello di Max Dvořák, regista concettuale ed artista visivo. I suoi quadri mobili e i suoi "materiali probatori”, impersonali fino a suscitare magari un’impressione di freddezza, rivelano il contesto di ricerca scientifica e di sperimentazione che si cela sullo sfondo. Le sue storie al limite tra finzione e realtà ci obbligano a riflettere sulla posizione del singolo nella società.


(english version)

Boccanera T Gallery in via Ventura 6 in Milan opens the exhibition “(Re)construction of the Presence: Part 2” with seven works of seven young czech artists, who are already present at Boccanera Gallery with the exposition “(Re)construction of the Presence”, opened last January of 2016 in Trento.

With modern communications, you can be anywhere – you have the world at your fingertips. This is also the everyday reality of the upcoming generation of artists in the Czech Republic. This is also a connecting element for the group exhibition "(Re)construction of The Presence: Part 2". All participating artists were born in 1988 (Jozef Mrva), in 1989 (Michal Drozen) and 1990 (Filip Dvořák, Max Dvořák, Iva Polanecká, Štěpánka Sigmundová, Adéla Waldhauserová), grew up in a fully democratic society after the fall of the Eastern Bloc. Therefore it is no surprise that their present artistic practice is on the same level as the rest of the current international art world. One can observe a return to traditional media such as painting and drawing, but also work with photography, video and audio. Their use of various action forms like performance or stepping out from the classical gallery situation is common for the young generation. The openness of contemporary society can be seen in their approach. One of the basic elements is the creation of "bridges" between galleries and other spaces (real or fictional) and time. Thanks to these "transfers" in their works we meet with criticism of a depersonalized society in the information age, but we can also rediscover principles stemming from art history and subject them to new questions corresponding to the current view of the world. There will be seven young artists presented at the exhibition, who were selected by the curator Jan Vitek for their innovative ideas and a great prospect of further growth in the future, not only in the Czech Republic, but primarily in the context of the whole world.

Artist Štěpánka Sigmundová proves the fact that personal memories of individuals can become part of the collective consciousness of the work. Her records of everyday life consisting of photographs (more than 20,000 photos) and also collection of souvenirs become her "external memory". Her works are characterized by long-term observations and classification. This archive with strong visual aspects makes the individual parts become placeholders of sites and situations, in which they can reflect memories for each of us. The work of Michal Drozen uses another approach, not capturing the whole world, but mainly himself, using painted auto-portraits and figurative paintings. The author solves the theme of constant exploration of being with painting. The classic theme, however, is all the more topical in the context of current everyday life of changing who you are and how are you viewed in a social network environments. Filip Dvořák also explores painting as a medium, sometimes he moves from surface dimensions to 3D and also to video performance, where he puts himself in different roles. He is fascinated with the historical legacy of art, especially from Romanticism. He adapts his interest and translates it into contemporary art language. One can observe great themes such as truth, sensuality, sincerity, beauty, refinement – themes, which are missing in fine art today, perhaps because we cannot see it in our daily life. Jozef Mrva, like Filip Dvořák, cites art history in his work, but he examines, deconstructs and reconstructs modernist processes of work, with new points of view. His “raw“ style has roots in philosophy, music and underground culture. Mrva is not scared of grand gestures and political opinions. He also works with the world of computers, seeing it as a theme and material of the 21th century. Another artist, Adéla Waldhauserová, works with photography, not only with the immediate capturing of an image, but she also works with photographs as a physical material – as objects. She is interested in landscape and human environments. She recycles her own as well as found photographs and books, and by creating small changes she destroys the narrative style of reading the images and puts new meaning to them, for example social themes, such as the most current one concerning migration. Iva Polanecká also has a strong relationship with nature and the environment. She works on displaying the invisible and the imperceptible. Polanecká uses multimedia installations, video, but the main body of her work is connected with sound. She tries to rouse interest in the viewer about things, which are overlooked in everyday life. Her specialty is making situations for visitors not only in gallery space, but in non-gallery spaces and outdoor. These events are usually arranged as walks with audio guides recorded by the artist, which are given out to participating visitors. One can observe her endeavor to find balance, meditation and the spiritual essence of being. Conceptual video maker and visual artist Max Dvořák has a different way of working. His impersonal maybe even cold moving images and "proof materials" reveal the background of scientific experiments. Stories on the border of fiction and reality force one to think about his or her position as an individual in a society.