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DIDO FONTANA, AMEN
Press release


  • Dido Fontana, Amen, 2017, Exhibition view, Boccanera Gallery, Trento

  • Dido Fontana, Amen, 2017, Exhibition view, Boccanera Gallery, Trento

  • Dido Fontana, Amen, 2017, Exhibition view, Boccanera Gallery, Trento

  • Dido Fontana, The opposite of indifference and the opposite of boredom (L’opposto dell’indifferenza e l’opposto della noia), 1997, installation, mixed media on canvas + printing on sticker, 100 x 220 cm

  • Dido Fontana, The will of being lovers and creators (Volontà dell’essere amanti e creatori), 2015-2017, triptych, light-box, ed. 1/1, 300 x 150 cm

DIDO FONTANA, "AMEN"
BOCCANERA GALLERY, VIA ALTO ADIGE 176, TRENTO - IT

Finissage di fine mostra sabato 16 settembre dalle ore 17.00
Finissage show on Saturday, September 16, from 5 pm

30 giugno - 16 settembre 2017 | June 30 - September 16, 2017

testo / text by Valentina Rinaldi
 

(for the english version, please scroll down)

A M E N.

L’esposizione che Dido Fontana presenta presso Boccanera Gallery contiene qualcosa di ardente e violento, una tensione vitale colma di passione.
Amen. La titolazione è già promessa di un paesaggio specifico. Un’allegoria concettuale che, travestita da attraente provocazione, rappresenta i desideri, le ambizioni, l’idea di volontà di potenza che necessita per sua stessa natura, di affidamento, totale accettazione e compimento continuo.
Il raccontare di questa installazione è intenzionalmente provocatorio e crudo. Frutto del coincidere di diversi fattori nel medesimo processo creativo, rappresenta l’occasione per guardare alla volontà di potenza nelle sue epifanie più iconiche (violenza, sesso, libertà di espressione). Sentimenti e sensazioni esplodono in forme espressive disturbanti e inaspettate, passando da un registro astratto a quello figurativo attraverso l'uso di materiali e dimensioni differenti.
L’allestimento concentra provocazioni e suggestioni, dà forma alla pulsione e alla propulsione istintiva che traduce a compimento le intenzioni dell'uomo. Con ironia e determinata, personalissima precisione, il re cannibale si concentra su quelle tensioni ataviche calandole in un’atmosfera suggestiva densa di rimandi di nicciana memoria. Entrando nello spazio espositivo ci si cala in una atmosfera mistica, oscura e densa in cui le forze vitali si muovono e aleggiano come vessilli: l’amore, la conoscenza, l’illuminazione, l’emancipazione, la forza, il comando e la potenza.
Quello che appare agli occhi è una sequenza sinergica di elementi. Una mostra da vivere immersi nella profondità di una suggestione non solo visiva ma anche sonora, in cui gli echi di canti sacri riverberano nello spazio. Un invito ad entrare e abbandonarsi senza preconcetti a un estatico rapimento che preme su quella parte più profonda e istintiva – talvolta allineata e alterata da senso del dovere e senso di colpa -  per coinvolgere totalmente lo spettatore e permettergli di sfiorare parti dense e oscure. Senza tabù, manierismi né imbarazzo e censura. Perché Dido Fontana ci ha abituati al suo stile crudo e provocatorio, mai fine a se stesso. E qui, spogliando l’allestimento di ogni orpello immaginifico, restituisce allo spettatore la responsabilità di interpretazione più profonda.
Dido Fontana provoca ancora un volta il nostro sguardo, lo allena nel modo a lui più congeniale, sollecita l’alterazione delle consuete percezioni. Invita a fermarsi e cogliere la centralità del messaggio, perpetuo circolo tra desiderio, immaginazione e crescita.

Copertine di film hard, tracce di un culto clandestino da rinnegare, raccolte e ostentate, riprendono vita e diventano icone parte di un ironico baccanale da spiare (ed espiare) come si fa con i piccoli peccati carnali. Perché è lì che lo sguardo cade. La meccanica. La violenza. La performance. La carne.
L’artista si rivolge all’osceno sublimandolo attraverso la sovrapposizione di sigilli come personali e moderni rituali, esaltatati dall’estremo realismo che accompagnano l’individuo nel percorso di accettazione e liberazione dalla repressione culturale e dalle convezioni polverose e perbeniste. Supera inoltre il limite della ripetitività e dell’inesauribilità di un desiderio protratto all’infinito che deve andare oltre per giungere a compimento.

Il desiderio che muove e spinge all’azione. L’arma ritratta su fondo nero, esposta e celebrata come metafora non di violenza fine a se stessa, bensì come strumento e tecnica che vincola energie, orientandole e incanalandole con precisione per il raggiungimento dello scopo. L’idea entra nel cervello e si fa liquida, penetra come una pozione sottopelle, e nelle vene. Pulsa e preme finché non trova la via, il mezzo, la forma. Bang.  Invade totalmente la parete e sorprende, turba e ipnotizza. Scarna, essenziale e priva di cattive intenzioni. Forse. L’arma ritratta nella sua forma più essenziale, pura, assoluta che ne esalta la fascinazione estetica. Esasperata volutamente nelle dimensioni per confondere e celebrare il richiamo alla bellezza della forza e della potenza.

“Come un magnifico tiranno, non provi alcun senso di colpa”.
Il potere e il bambino ritratto nel dipinto, innocente per natura e privo di sovrastrutture si affaccia fiero e senza timore al mondo, sfidandolo. È un inizio, uno nuovo e incessante, come un gioco. Conquista con il suo alla vita ed esprime l’essenza dionisiaca della libertà, giocando nel mondo e traducendolo in un presente immortale.
È una celebrazione della vita che trova l’estrema sintesi nel trittico. Perfetto. Per dimensioni e potenza espressiva inchioda nuovamente la vista a quell’immagine. Così violenta e delicata allo stesso tempo. Epilogo e prologo. Quella figura leggera e delicata come una beata vergine che porta su di sé la perversione strumentale della volontà. Tra macerie che si fanno altare su cui l’artista rovescia e mette in scena la sintesi estrema di questo percorso simbolico attuale, più che concettuale. Così che l’ebbrezza dionisiaca viene rappresentata come stato totale (del corpo), una forza interiore, uno stato di potenziamento e pienezza. Le pulsioni e le forze che muovono esigono controllo e completo dominio, e l’artista (l’uomo, in generale) dovrebbe semplicemente sfruttarle e dominarle per trasportarle nella creazione e nel compimento della proprio natura.
Si coglie il senso della titolazione che, attraverso il rimando esplicito a invocazioni e suppliche e gaudenti celebrazioni, mantiene la promessa ed è un affidarsi – totalmente, ancora una volta -  alla volontà (artistica) di Dido Fontana.
Amen.

Dido Fontana, fotografo. Nasce a Mezzolombardo il 29 giugno del 1971. Vive in Trentino a Borgo Valsugana a un passo dal Fiume Brenta e lavora nel mondo. Non ritocca le foto perchè dice che la realtà è di per sè troppo interessante. Il suo stile è stato definito antifashion e neobarocco.

La produzione recente del fotografo Dido Fontana insegue le partecipazioni a progetti collettivi e personali in Europa e negli Stati Uniti, sovrapponendole alle commissioni ottenute dal mondo della moda, della comunicazione e dell'editoria. Si tratta complessivamente di una produzione molto ampia in cui i due ambiti, quello più specificatamente creativo e quello commerciale, si confondono lasciando emergere una creatività onnivora ed una spiccata personalità fotografica, sia per quanto riguarda l’interpretazione del mezzo che per la definizione del soggetto.

Valentina Rinaldi, Copy e Creative Writer.
Da Verona a Milano, andata e (qualche) ritorno. Una laurea in Lettere Moderne. Passando per il lato oscuro della pubblicità, a quello artificiale delle trincee commerciali, fino alla luce creativa di LaboratorioMiniera, il Master in Art Direction e Copywriting del Politecnico di Milano dove studia e collabora come Tutor.
Perennemente fuoritempo e fuoriluogo. Osservatrice inquieta, rincorro immagini e parole, le annoda, le annota. scrive, scrive silente, di visioni, finzioni e cose belle.
Collabora con CasaDiRinghiera, magazine culturale.


(english version)

The show that Dido Fontana is presenting at the Boccanera Gallery has something ardent and violent about it, a vital tension full of passion. Amen. The title is already a promise of a specific landscape. A conceptual allegory that, presented as an attractive provocation, represents desires, ambitions, and the idea of a desire for power that for its very nature needs trust, total acceptance, and continuous fulfilment.
The story of this installation is intentionally provocative and raw. The result of the coming together of various factors during the same creative process, it is an occasion for looking at the desire for power in its most iconic epiphanies (violence, sex, freedom of expression). Feelings and sensations explode in disturbing and unexpected forms, passing from an abstract register to a figurative one through the use of different materials and dimensions.
The installation brings together provocations and hints, gives form to the instinctive impulses and stimuli that bring to completion man’s intentions. With irony and determined and highly personal precision the cannibal king concentrates on these atavistic tensions by enveloping them in an atmosphere full of Nietzsche-like allusions. When entering the exhibition space we find ourselves in a mystic, dark, and dense atmosphere where vital forces move and hover like boats: love, knowledge, enlightenment, emancipation, strength, command and power.
What the eye sees is a synergistic sequence of elements. It is a show to experience immersed in the depths of a splendour that is not only visual but also acoustic, one in which the echoes of sacred chants reverberate in space. An invitation to enter and abandon ourselves without preconceptions to an ecstatic rapture that touches on our deepest and most instinctive parts – at times aligned and altered by a sense of duty or a sense of guilt – in order for us to be totally involved and allowing us to brush against dense and obscure parts. Without taboos or mannerisms. Because Dido Fontana habituates us to his raw and provocative style, one that is never an end in itself. And here, by stripping the installation of any flights of fancy, he gives the viewers the responsibility of making a deeper interpretation.
Dido Fontana once again provokes out eye, he trains it in the way he finds most congenial, he stimulates an alteration of usual perceptions. He invites us to stop and capture the centrality of the message, a perpetual circling between desire, imagination, and growth.
The covers of hardcore films, the traces of a clandestine cult to be disowned, collected, and shown off, by taking back life and becoming icons that are part of an ironic bacchanal to be glimpsed (and expiated) as we do with small carnal sins. Because that is where our gaze falls. Mechanics. Violence. Performance. Flesh.
The artist turns to the obscene and sublimates it through the superimposition of seals like personal and modern rituals, intensified by the extreme realism that accompany individuals along the path of a reception of and liberation from cultural repression and dusty and supposedly respectable conventions. Furthermore, he goes beyond the limits of repetition and the inexhaustibility of an infinitely protracted desire that must go even further in order to be completed.
The desire that moves and pushes action. The weapon portrayed on a black background, exhibited and celebrated, not as a metaphor for violence in itself, but as a tool and technique that captures energies and orients and channels them with precision in order to reach the target. An idea enters the brain and becomes liquid; it penetrates the skin and veins like a potion. It pulsates and pushes until it finds the way, the means, and the form. Bang. It completely invades the walls and surprises, disturbs, and hypnotises.
Bare, minimal, and without bad intentions. Perhaps. The weapon is shown in its most essential, pure, and absolute form, and this exalts its aesthetic fascination. It is purposely exaggerated in size in order to confuse and celebrate the call to the beauty of strength and power.
“Like a magnificent tyrant, he feels no sense of guilt”.
The power of the child seen in the painting, innocent by nature and without any superstructures as he looks at the world proudly and without fear, challenging it. it is a beginning, new and incessant, like a game. With his yes to life he expresses the Dionysian essence of freedom, and plays with the world and translates it into an immortal present.
It is a celebration of life that has its extreme summary in the triptych. Perfect. Due to its size and expressive power its newly fixes our gaze on that image. So violent and delicate at the same time. An epilogue and prologue. That figure as light and delicate as the Virgin who accepts the exploitative perversion of the will. Among the ruins that have become an altar and on which the artist has poured and then staged an extreme synthesis of this path that is symbolic rather than conceptual. And so Dionysian intoxication is represented as a total state (of the body), an interior strength, a state of strengthening and fullness. The impulses and forces that are moved need control and complete supremacy, and the artist (mankind in general) has only to exploit it and dominated it in order to lead it to creation and the completion of its own nature.
We understand the sense of the title that, through the explicit allusion to invocations, entreaties and pleasurable celebrations, maintains its promise of entrusting itself – once again, totally – to the (artistic) will of Dido Fontana.
Amen.

Dido Fontana is an Italian photographer, born in Mezzolombardo in June 29th, 1971. He lives in Borgo Valsugana, a small village next to the Brenta river in Trentino, Italy and he works around the world. He does not retouch his photos because, as he's used to say, reality itself is even too interesting. His style has been defined anti-fashion and neo-baroque.

The photographer's recent work is between his solo and group shows in Europe and United States and the commissions he has been given by the world of fashion, communications, and publishing. This is, overall, a wide-ranging production in which two areas, specifically those of creation and commerce, have melded together to allow the emergence of an omnivorous creativity and a strong photographic personality, both with regards to the interpretation of his means and for the definition of his subjects.

Valentina Rinaldi, Copy e Creative Writer.
From Verona to Milan. A degree in Modern Literature. Passing from the dark side of advertising, to the artificial one of the commercial trenches, up to find the creative light of LaboratorioMiniera, Master in Art Direction and Copywriting at Politecnico Milano where she studies and works as a Tutor.
Continually out of time and out of line. Obsessive silent observer, she chases pictures and words, note, knot them. And she writes. About visions, fiction and beautiful things. She collaborates with CasaDiRinghiera, cultural magazine.

Partners:
Cantina Romanese, Levico Terme
Panificio Moderno, Trento