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AFFINITA' ELETTIVE
Press release


  • Valentina Miorandi, 2011, Inno Nazionale d-Italia 2011, 2010-2011, Vynil record, 1.34 min

  • Emilio Isgrò,È ammessa l-unità nazionale, 2010, acrylic on canvas mounted on wood, 50 x 70 x 5 cm

  • Pierluca Cetera, Il Bosco (i mostri della ragione generano sonno), 2010, olio su tela, installazione luminosa, 158 x 183 cm


  • Elena Monzo, Boetti 1, 2011, incisione acquaforte, filo di lana, 50 x 59 cm

  • Alighiero Boetti, Senza Titolo (Pesci spada), 1988, tecnica mista su carta, 70 x 100 cm

  • Stefano Abbiati, Natura su natura 2, 2011, tecnica mista su tavola, 90 x 90 x 6,5 cm

  • Giuseppe Penone, Senza Titolo, 1987, tecnica mista su carta, 60 x 50 cm

Stefano Abbiati, Pierluca Cetera, Valentina Miorandi, Elena Monzo, Affinità elettive
a cura di | curated by Luigi Meneghelli

Catalogo con contributi del curatore | Catalogue with critical essay of the curator

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Affinità elettive


(for the english version please scroll down)

“Ormai è tutto un labirintico ritornare e riandare e riprendere, riprodurre, far trasparire”. Così si esprime in un'intervista Giulio Paolini. Ed è un dato di fatto: siamo “uomini postumi”, che non cercano più prove sperimentali, grandi visioni metafisiche, progetti radicali. La stessa idea di storia ha smesso di essere unitaria, perchè si è spezzata la logica di uno sviluppo lineare, in favore di una composizione di eventi eterogenei. E l'arte, in quanto espressione del suo tempo, ha abbandonato ogni culto del nuovo, ogni tensione progressiva, per mettere assieme pezzi di mondo, orizzonti occasionali, rivisitazioni della storia. Essa non pratica più un pensiero sistematico, ma un pensiero “accumulativo, modulare, combinatorio”. Soprattutto non guarda al futuro, ma al passato, cercando in esso “una sorgente di immagini”, a cui attingrere a piene mani. Senza però, per questo, rifarsi alle vestigia della storia per riciclarle, restaurarle, aggiornarle (come aveva fatto, ad esempio, la Pittura Colta):  ritorna su determinate immagini, come se queste avessero ancora una vita addormentata nella loro forma o avessero ancora qualcosa da esprimere.
L'esposizione “Affinità Elettive”, mettendo a confronto quattro giovani emergenti (Elena Monzo, Pierluca Cetera, Valentina Miorandi, Stefano Abbiati) con quattro maestri storici (Alighiero Boetti, Bill Viola, Emilio Isgrò, Giuseppe Penone) intende evidenziare la migrazione di motivi, di ipotesi, di composizioni tra l'ieri e l'oggi, tra energie antiche e nuovi quesiti. L'intenzione non è però quella di indagare il “ritorno del sepolto” e forse neppure quella di mettere in risalto come, dalle comparazioni, emergano segrete e mai sospettate influenze linguistiche. Sarebbe come ammettere che i “precursori” ci inondano e che le nostre immagini possono annegare in loro. L'intendimento di questa mostra è si quello di collegare tracce, far intuire parentele, ma soprattutto svelare l'inconscio delle immagini. Già Beaudelaire, del resto, più di un secolo e mezzo fa, parlava di lunghi echi che si confondono in una “unità tenebrosa e profonda, vasta come la notte e il chiarore”: ecco, anche qui, aldilà di confluenze e parallelismi, si vuole analizzare la zona limite, inafferrabile, imprecisata e misteriosa, molto interna e nascosta tra opera e opera.
Non quindi uno sguardo diretto, imperioso, ostinato, monodirezionale, ma uno sguardo che deborda, che intreccia relazioni, che trasforma conoscenze, che ridefinisce l'ordine delle cose, dei luoghi, dei tempi. Un'avventura intellettuale aperta, in cui si palesa tutto il bisogno dell'attualità di riappropriarsi delle proprie radici ma, nel contempo, tutta la possibilità di osservare le immagini del passato nelle fibre più celate o dalle angolature più inedite. E' come se ricordo e contemporaneità si intrecciassero, per far sorgere imprevisti e sorprendenti significati. Così le “cancellature” di Isgrò con i loro inabissamenti visivi si relazionano con “L'Inno d'Italia” di Miorandi ridotto a pochi, emblematici passaggi e quel bisogno di “mettere al mondo il mondo” di Boetti diventa nella figurazione della Monzo una connessione scintillante e insieme inquieta di corpi. Mentre l'azione di Penone che lascia sulle cose l'impronta della propria identità si rovescia in Abbiati in un'ombra che sembra essudare dal fondo delle sue tavole e le immagini di Viola che si muovono impercettibilmente sullo schermo si trasformano in Cetera in una pittura retroilluminata che sembra paradossalmente prendere vita davanti ai nostri occhi.
Dunque “Affinità Elettive”, intese come “focolai di contatto”, come “flussi di risonanza”, dove i motivi si influenzano, interferiscono, creano un mosaico  del visibile capace di suscitare nuove visioni. Soprattutto dove tutti i tempi “danzano insieme”, come si addice ad un'epoca post-storica” come la nostra.

 

(english version)

“By now, it is all about coming back, leaving again, retrieving, reproducing, disclosing, like in a maze”, Giulio Paolini claims in an interview. It is actually a matter of fact: we are “posthumous men”, who are no longer looking for experimental proofs, great metaphysical visions or radical projects. The very idea of history ceased to be unitary, because the logic of a linear development collapsed, yielding up to a composition of heterogeneous events. Art, therefore, as an expression of its own time, abandoned any worship of the new, any progressive longing, in order to put together pieces of world, occasional horizons, history revisitations. It does not practise a systematic thought any more, but an “accumulating, modular, combining thought”. Most of all, it does not look to the future, but back to the past, searching it for “a source of images” to draw on with full hands. This process, though, does not imply referring to the relics of history in order to recycle, restore and update them (as, for example, the Cultured Painting did). Art, instead, goes back over certain images, as if they still had a dormant life in their own shape, or something to express.

The exhibition “Elective Affinities”, comparing four emergent young artists (Elena Monzo, Pierluca Cetera, Valentina Miorandi, Stefano Abbiati) with four historic masters (Alighiero Boetti, Bill Viola, Emilio Isgrò, Giuseppe Penone) aims at highlighting the migration of motifs, hypotheses, compositions between the past and the present, between ancient energies and new questions. The purpose, though, is not to investigate the “return of the buried things”, nor, maybe, to point out how, from this comparison, secret and never-suspected linguistic influences emerge. That would be as much as to admit that our “predecessors” submerge us, and our own images can drawn in them. The exhibition's purpose is to link traces, to disclose ties of kindred, but most of all to unveil the images' unconscious. More than one century and a half ago, Baudelaire already mentioned prolonged echoes mingling together in a “deep and tenebrous unity, vast as the dark of night and as the light of day”: likewise, this exhibition, aside from confluences and parallelisms, means to analyse the border area, elusive, unspecified and mysterious as it is, hidden among artworks.
Not, then, a direct, imperious, obstinate, unidirectional look, but an overflowing look, establishing relationships, transforming knowledge, redefining the order of things, places, time. An intellectual open adventure, where the contemporary need to take possession of our roots once again but, at the same time, the possibility of observing the images of the past in the most hidden fibres or from the most uncommon angles becomes clear. It is as though memory and contemporariness intertwined with each other, to generate unexpected and surprising meanings. Isgrò's “erasures”, then, with their visual depths, interact with Miorandi's “Inno d'Italia”, reduced to a few, emblematic passages and Boetti's need to “give birth to the world” becomes in Monzo's figuration a glittering, yet restless connection of bodies. Penone's style, leaving on things the mark of its own identity, in Abbiati's work metamorphoses into a shadow which seems to exude from the bottom of his canvas, whereas Viola's images, imperceptibly moving on the screen, are transformed by Cetera into a backlit painting which seems to paradoxically come to life before our very eyes.
“Elective Affinities”, then, meant as “hotbeds of contact”, as “resonance flows”, where motifs influence each other, interact, create a mosaic of the visible which can arouse new visions. Especially where all the times “dance together”, as it suits an “post-historical” age like ours.