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NEBOJŠA DESPOTOVIĆ - DON'T ACCUSE THE CLOUDS OF MAKING AESTHETIC MISTAKES
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  • Nebojša Despotović, studio residual image, 2017, mixed media on paper

NEBOJŠA DESPOTOVIĆ
DON'T ACCUSE THE CLOUDS OF MAKING AESTHETIC MISTAKES

8leben
Kamerunerstraße 34
13351 Berlin
Opening 4 August 7-10 pm

(per la versione italiana, prego scorrere in basso) 

I want to regain control over my works and the way they are exhibited.
For a while I though it was good to work a lot in the studio and after just send paintings to my gallery or to curators for exhibitions, giving them a kind of work they already knew, a style they recognized in my studio, works they have already managed to sell or works that somehow could fit the expectations of people that already know me. But I’m not only that. Like any other artist, I experiment a lot inside the studio, but I’m not used to show the results outside of it. I mostly use and reuse the same materials, I chew them until they almost disappear physically and even at that point I need to keep the rests, the cut outs, the stinky canvases, old pieces of wood. They populate my space and my mind. Some objects are persecuting me, or in other words they become my companions up to the point that I feel they have to remain with me, in the places where I work. Sometimes they also step into the work. Or they keep influencing me with their presence, their shape and their story, which is a very personal one, slightly fortuitous, but never too casual. I should have more courage or even audacity to bring them out of the studio. But everything is at stake, all the time: my pictorial language, my beliefs, my incomes, my desires and expectations. Probably I should stop being in control and let experiments and debris take over.

Text by Mario Margani and Nebojša Despotovic freely based on a discussion during a studio visit
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(versione italiana)

Voglio riguadagnare il controllo sui miei lavori e il modo un cui sono esposti.
Per un certo periodo ho pensato fosse un buon metodo lavorare molto nello studio e inviare successivamente le opere alla mia galleria o ai curatori per le mostre; offrirgli un tipo di lavoro che gli era familiare, uno stile che potevano riconoscere nel mio studio, lavori che hanno già venduto e che, in qualche modo, sono in grado di non deludere le aspettative di chi già mi conosce.
Ma io non sono solo questo. Come qualsiasi altro artista, esperimento molto nel mio studio, ma non è mia abitudine mostrare i risultati all’esterno. Uso e riuso principalmente gli stessi materiali, li consumo fino a quando quasi non spariscono ed anche a quel punto ho bisogno di tenere con me i resti, i ritagli, le tele puzzolenti, i vecchi pezzi di legno. Essi popolano la mia mente. Alcuni oggetti mi perseguitano, in altre parole diventano i miei compagni di vita, al punto che sento che devono rimanere con me, nello spazio dove dipingo. A volte si introducono nel mio lavoro o continuano ad influenzarmi con la loto presenza, la loro forma e la loro storia: sempre personale, fortuita e mai troppo casuale. Dovrei avere più coraggio o perfino più audacia per portarli fuori dal mio studio. Ma ogni cosa è in gioco, sempre: il mio linguaggio pittorico, ciò in cui credo, i miei traguardi, i miei desideri e le mie aspettative. Probabilmente dovrei smettere di tenere tutto sotto controllo e lasciare ai miei esperimenti ed ai residui prendere il sopravvento.

Testo di Mario Margani e Nebojša Despotovic basato liberamente su una discussione durante una visita allo studio