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LINDA CARRARA, ANDATA/RITORNO
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LINDA CARRARA, "ANDATA/RITORNO"
ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA, RUE DE LIVOURNE / LIVORNOSTRAAT 38, BRUSSELS - B

Inaugurazione: 15 marzo ore 18.00 - 21.00
Opening: March 15,  6.00-9.00pm

IT
L’andata - con o senza ritorno - è stato uno dei temi più evidenti della canzone popolare e della narrazione del scorso secolo. Oggetto di grandi utopie, di sogni, di successi o di paure, è stato terreno fertile per poeti e filosofi che in questo ANDARE e nel suo possibile NON RITORNO hanno letto una riflessione simbolica sulla morte e la resurrezione.
Nel XXI secolo, però, la dolce-triste poesia del viaggio è stata sopraffatta dall’entusiasmo per un mondo ormai globale e dall’offerta di viaggi istantanei che non permettono - forse non per caso - di capire o di vedere lo spostamento fisico, mentre si passa da un gate di entrata ad uno di uscita, in un tempo cosi breve da far quasi perdere la dimensione struggente della separazione e dell’addio; parola che forse a breve cambierà o perderà il suo senso.
Di conseguenza, il viaggio muta il suo significato e perde la funzione di scoprire luoghi “altri”, poiché la velocità fa sì che la mente rimanga ancorata al paese di partenza, come se la connessione non possa svanire o indebolirsi con la lontananza, ma solo diventare assillante.
Questa mostra mi obbliga a compiere questa riflessione, dopo un periodo di sette anni passato a viaggiare tra i due paesi che mi accolgono e cullano, ma che allo stesso tempo mi separano l’uno dall’altro: l’Italia e il Belgio, uniti dalla storia dell’arte e della cultura, dal commercio, dalla curiosità e dalla stima reciproca.
È così che mi ritrovo in questa ambivalenza magnetica, di cui io stessa non ne capisco l’essenza e l’utilità, se non il piacere di non potersi più abituare all’uno o all’altro, provocando di conseguenza una sorta di bipolarismo, che afferma e conferma l’impossibilità del singolo e univoco “essere”.
E forse proprio questo andare e venire degli eventi e delle persone che mi impone la questione del ricordo, della memoria, del dimenticare o dell’esser dimenticati: una delle grandi paure del nostro secolo.
Non esser presenti e visibili: questa è forse la pena più sofferta in inflittaci negli ultimi anni. Come se, non essendo fisicamente in un luogo, morisse il nostro esistere. In questo modo quasi si assapora l’idea lontana dell’eremitaggio. In bilico tra due soglie, si pensa soltanto al puro stare.
Mi metto alla prova, non riuscendo a rinunciare ad una delle due vite, ad una delle due città; mi dimeno nella folle possibilità di una vita in due paesi, affrontando così l’assenza, il non essere, il vuoto e la solitudine.
Il gioco del nascondersi, con la paura del non esser trovati e non il contrario, come vogliono le regole del gioco antico a cui tutti abbiamo giocato.
L’acclamazione furente del IO SONO QUI - Vincenzo Ferrari - mio mentore e maestro - scriveva nelle sue opere QUI ed ORA, come per registrare quell’istante che svanirà non appena si finisce di leggere la frase stessa. La situazione instabile dell’A/R ci pone di fronte al problema dell’Io, proprio perché l’io è legato alla relazione con l’altro e col luogo, come si legge in uno dei più famosi scritti di Pirandello.
E così, da quando viaggio frequentemente tra Milano e Bruxelles la dimensione del viaggio come instabilità, come bipolarismo cosciente e come paura della scelta, sono sicuramente entrate a far parte della mia vita e del mio lavoro.
Mi torna alla mente il famoso regista Nanni Moretti in uno dei suoi film giovanili, dove svela, con un semplice
e breve monologo shakespeariano, tutta l’essenza della paura umana a proposito della presenza e
dell’assenza: “mi noteranno di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? vengo... no,
non vengo”.
Linda Carrara

FR
Linda Carrara est une artiste qui, depuis plusieurs années, partage sa vie et son œuvre entre l’Italie et la Belgique. Ce déplacement continu l’amène à réfléchir au thème du voyage, aux conséquences des départs, des retours et au caractère illusoire du réel. En effet, pour Linda Carrara, la réalité est essentiellement transitoire, tout comme le sont les sens et la valeur que l’on attribue à l’œuvre d’art. Les œuvres inachevées en apparence de Linda Carrara reflètent les éléments de la vie interrompus par les départs. Une vie et des œuvres qui prennent un sens nouveau avec des valeurs différentes à chaque retour. L’impression douloureuse de perdre le sens des choses et de la vie au cours du voyage est exprimée dans les œuvres de Linda Carrara. Elle utilise par exemple des renversements de sens, ou de faux trompe-l’œil qui ne reflètent pas la réalité mais la déforment, comme le fait l’eau qui ne reflète pas les silhouettes des objets mais les réfracte en les rendant presque méconnaissables. L’artiste utilise un procédé analogue avec le marbre qu’elle n’utilise pas seulement pour la sculpture mais également pour le transformer en peinture, en créant des dessins bidimensionnels sans forme ni volume et à l’intense pouvoir évocateur.